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Che cos'è il linguaggio · Capitolo 3 di 5

理 lǐ Le teorie

Settant'anni di idee sul linguaggio

Il linguaggio è un sistema di regole, un'abitudine statistica o una macchina per prevedere?

Dalla metà del Novecento a oggi il linguaggio è stato pensato come un'abitudine, come un sistema di regole, come il frutto della statistica e dell'uso, come un'attività predittiva del cervello. Ogni idea ha avuto ragione su qualcosa. Ripercorrerle in ordine è il modo migliore per capire dove siamo arrivati, e perché le scoperte più recenti tengono insieme ciò che sembrava inconciliabile.

In breve

  1. Il comportamentismo spiegava l'imitazione, non la creatività: i bambini dicono frasi che non hanno mai sentito.
  2. La rivoluzione di Chomsky ha fatto del linguaggio un oggetto formale e ha contribuito a fondare le scienze cognitive, ma ha lasciato in ombra l'uso, il contesto, l'apprendimento.
  3. Il connessionismo e la linguistica dell'uso hanno mostrato quanta struttura si possa imparare dall'esperienza; le teorie della previsione hanno fatto del cervello una macchina che anticipa.
  4. Le ricerche più recenti mostrano che previsione e struttura non sono rivali: il cervello prevede, ma dentro i costituenti della frase.

L'abitudine: il comportamentismo

Nella prima metà del Novecento la psicologia scientifica, soprattutto americana, era dominata dal comportamentismo: studiare soltanto ciò che si osserva, gli stimoli e le risposte, senza congetture sulla mente. Nel 1957 B. F. Skinner applicò questo programma al linguaggio, in Verbal Behavior: il bambino imita gli adulti, le frasi giuste vengono rinforzate, quelle sbagliate corrette, e a forza di ripetizioni si forma un'abitudine.nota 1

La teoria spiegava qualcosa: l'imitazione conta, il rinforzo anche, molte parole si imparano così. Ma non spiegava il fatto più evidente: i bambini dicono frasi che non hanno mai sentito. Un bambino inglese dice goed invece di went e foots invece di feet; un bambino italiano dice «ho aprito» e «ho prenduto». Nessun adulto gli ha insegnato quelle forme: le ha costruite applicando una regola che ha estratto da solo.

La rivoluzione delle regole

Nel 1957 un giovane linguista del MIT, Noam Chomsky, pubblicò Syntactic Structures; due anni dopo recensì il libro di Skinner con una critica che fece epoca.nota 2 La sua idea era semplice e potente: ciò che caratterizza una lingua non è un insieme di frasi memorizzate, ma un sistema finito di regole capace di generare infinite frasi nuove. Una frase può contenerne un'altra, e quella un'altra ancora: «so che tu sai che lui sa che…». Il linguaggio diventava un oggetto formale, quasi matematico.

Chomsky aggiunse un'ipotesi audace: i bambini imparano così in fretta, e da esperienze così incomplete, perché nascono con una predisposizione per la struttura delle lingue, una grammatica universale. Negli anni Novanta Steven Pinker ne ha fatto il cuore di un libro famoso, L'istinto del linguaggio.nota 3 Il contributo di questa stagione va oltre la linguistica: l'idea che la mente contenga strutture astratte di calcolo è uno dei pilastri da cui, a metà degli anni Cinquanta, sono nate le scienze cognitive.nota 4

Il modello lasciava però in ombra alcune cose: come elaboriamo le frasi in tempo reale, quanto pesano il contesto e la frequenza, come i bambini imparano davvero, che ruolo hanno il corpo e gli altri.

La lingua in tempo reale

La psicolinguistica ha cominciato a studiare il linguaggio mentre accade: con i tempi di reazione, con i movimenti degli occhi, poi con i segnali del cervello. Si è scoperto che non aspettiamo la fine della frase per interpretarla: costruiamo un'interpretazione parola per parola, e a volte dobbiamo tornare indietro. Un celebre esempio inglese, The horse raced past the barn fell, «il cavallo fatto correre oltre il fienile cadde», manda fuori strada quasi tutti al primo colpo;nota 5 in italiano basta «la vecchia porta la sbarra», che può voler dire che un'anziana trasporta una sbarra, oppure che la porta vecchia la blocca.

Nel 1995 Michael Tanenhaus e colleghi hanno mostrato che ciò che vediamo intorno a noi scioglie all'istante le ambiguità sintattiche: chi ascolta istruzioni ambigue guardando una scena le interpreta in modo diverso a seconda degli oggetti presenti.nota 6 La comprensione è veloce, incrementale, sensibile al contesto e alla frequenza; e le reazioni misurabili del cervello, come la N400, si producono in poche centinaia di millisecondi.

Dalle regole alla statistica

Negli anni Ottanta una nuova scuola, il connessionismo, propose un'alternativa radicale. Nei due volumi di Parallel Distributed Processing, del 1986, David Rumelhart, James McClelland e colleghi descrissero reti di semplici unità collegate tra loro, ispirate ai neuroni, in cui la conoscenza non sta in regole esplicite ma è distribuita nella forza delle connessioni.nota 7 Una loro rete imparava i passati dei verbi inglesi, regolari e irregolari, e faceva perfino gli stessi errori dei bambini, senza alcuna regola scritta. Steven Pinker e Alan Prince risposero con una critica serrata, e il dibattito tra «parole e regole» è durato decenni.nota 8

Nel 1990 Jeffrey Elman mostrò che una rete dotata di una forma di memoria, addestrata soltanto a prevedere la parola successiva, scopriva da sola categorie come nomi e verbi:nota 9 un antenato diretto dei modelli linguistici di oggi. Nel 1996 Elman e colleghi, in Rethinking Innateness, sostennero che molte strutture ritenute innate possano emergere dall'interazione tra un cervello in sviluppo e l'esperienza.nota 10 Per molti anni le reti neurali sembrarono troppo piccole per competere con le teorie basate sulle regole; con l'apprendimento profondo, i grandi dati e la potenza di calcolo sono tornate al centro della scena.

La lingua nasce dall'uso

In parallelo, la linguistica «basata sull'uso» spostava l'attenzione dalla struttura alla comunicazione. Per Michael Tomasello, a lungo direttore all'Istituto Max Planck di antropologia evolutiva di Lipsia, i bambini non partono da una grammatica astratta, ma da espressioni concrete imparate in situazioni condivise: prima «voglio succo», «voglio palla», poi lo schema «voglio X», poi strutture via via più generali.nota 11 Al centro ci sono due capacità tipicamente umane: l'attenzione condivisa, guardare insieme la stessa cosa sapendo di farlo, e l'intenzionalità condivisa, avere scopi comuni. La grammatica, in questa prospettiva, è il sedimento di milioni di atti comunicativi riusciti: forme frequenti che si stabilizzano.nota 12

Nel cinese

举一隅不以三隅反,则不复也

jǔ yì yú bù yǐ sān yú fǎn, zé bú fù yě · se gli mostro un angolo e non sa ritrovare gli altri tre, non ripeto la lezione

Confucio pretendeva dai suoi allievi che sapessero generalizzare: mostrato un angolo di un quadrato, ritrovare gli altri tre.nota 13 Da questa frase viene il modo di dire 举一反三, «da uno, ricavarne tre». È ciò che i bambini fanno con la grammatica, ed è ciò che rende così interessante il dibattito tra regole e statistica: come si passa da pochi esempi a una regola che vale per casi mai visti? Anche gli studenti di cinese lo sperimentano, quando estendono a tutto il classificatore generico 个 gè e dicono 一个马 invece di 一匹马, «un cavallo»: all'inizio lo fanno anche i bambini cinesi.nota 14

Il cervello che prevede

Negli ultimi trent'anni ha preso forma un'idea che cambia il modo di pensare la percezione: il cervello non aspetta i dati del mondo per elaborarli, ma li anticipa. Costruisce di continuo previsioni, le confronta con ciò che arriva dai sensi e si aggiorna in base all'errore di previsione. Il filosofo Andy Clark ne ha proposto la sintesi più influente;nota 15 il neuroscienziato Anil Seth descrive la percezione come una «allucinazione controllata», tenuta a freno dai sensi.nota 16

Il linguaggio è il terreno ideale per questa idea. Se sentiamo «oggi al mercato ho comprato un chilo di…», il cervello si aspetta già «mele» o «pane», non «nuvole». Gli studi sulla N400 e, più di recente, il confronto con i modelli linguistici artificiali mostrano che la prevedibilità delle parole modula di continuo la risposta del cervello.

Karl Friston, dell'University College London, ha proposto una cornice ancora più generale, il principio dell'energia libera: ogni organismo, per restare in vita, deve ridurre la discrepanza tra il proprio modello del mondo e il mondo; può farlo cambiando il modello, cioè percependo e imparando, oppure cambiando il mondo, cioè agendo.nota 17 In questa prospettiva anche parlare è un'azione: chiedere a qualcuno di passarci il sale è un modo per far coincidere il mondo con una previsione. Il principio è fecondo, ma è anche criticato per la sua generalità: spiega così tanto che è difficile immaginare un esperimento capace di smentirlo.

Lo studio

Prevedere, ma dentro la struttura

Nel 2026 Jiajie Zou, David Poeppel e Nai Ding hanno messo alla prova l'idea che il sistema del linguaggio abbia come scopo principale prevedere la parola successiva, come fanno i modelli linguistici artificiali. Con tre esperimenti di magnetoencefalografia in cinese mandarino, confermati su registrazioni intracraniche in inglese, hanno visto che la risposta del cervello all'imprevedibilità di una parola è più forte quando la parola sta dentro un costituente ancora aperto che quando ne supera un confine importante. Il cervello, concludono, non massimizza soltanto la precisione delle previsioni: organizza il contesto per costituenti.nota 18

Il limite. Il risultato riguarda la comprensione; resta da capire come lo stesso principio operi nella produzione e nella conversazione.

È una conclusione che riconcilia due tradizioni rivali: la struttura cara alla linguistica delle regole e la previsione cara alla statistica. Il cervello prevede, sì; ma lo fa dentro i sintagmi e le frasi.

Ritmi e scale del cervello

Il neuroscienziato György Buzsáki ha mostrato quanto il cervello sia un sistema dinamico, che genera da sé i propri ritmi e usa gli stimoli esterni per regolarli più che per accenderli.nota 19 Le oscillazioni dell'attività cerebrale, a frequenze diverse, si agganciano ai ritmi del parlato: le sillabe, che si susseguono a quattro o cinque al secondo, trovano un correlato nelle onde theta; i dettagli dei suoni, in oscillazioni più rapide.nota 20 L'esperimento delle sillabe cinesi di Ding e Poeppel, raccontato nel capitolo sul linguaggio nel cervello, ha mostrato che a questi ritmi del suono se ne aggiungono altri, costruiti dalla conoscenza della lingua: quelli dei sintagmi e delle frasi.nota 21

Uri Hasson, di Princeton, ha mostrato che le aree del cervello hanno «finestre temporali» diverse: quelle sensoriali integrano pochi istanti, quelle più alte minuti interi di racconto.nota 22 E quando due persone conversano con successo, l'attività del cervello di chi ascolta si accoppia a quella di chi parla, di solito con un piccolo ritardo, in alcune aree perfino in anticipo; più forte è l'accoppiamento, migliore è la comprensione.nota 23 Il linguaggio, visto così, non è soltanto un codice: è una sincronizzazione tra menti.

Che cosa resta di ogni teoria

Settant'anni di teorie del linguaggio: un bilancio
TeoriaChe cosa ha spiegatoChe cosa ha lasciato fuoriChe cosa ne resta oggi
ComportamentismoL'imitazione, il rinforzo, l'apprendimento di molte paroleLa creatività: le frasi mai sentiteL'importanza della pratica e del riscontro
Grammatica generativaLa struttura gerarchica, la ricorsione, l'infinità delle frasi possibiliL'uso, il contesto, l'apprendimento gradualeLa struttura: il cervello codifica davvero sintagmi e relazioni
PsicolinguisticaLa comprensione veloce e incrementaleCome la struttura nasce nell'apprendimentoI metodi: tempi, sguardi, segnali del cervello
ConnessionismoL'apprendimento statistico, gli errori dei bambini, le categorie che emergonoPer molti anni, la scala: reti piccole, pochi datiI modelli linguistici di oggi
Linguistica dell'usoIl ruolo dell'interazione, della frequenza, delle costruzioni concreteLa rapidità con cui i bambini generalizzanoL'apprendimento come sedimento dell'uso
Cervello predittivoL'anticipazione e l'effetto della prevedibilitàIl rischio di spiegare tutto, e quindi nullaLa previsione, ma dentro la struttura

Nessuna teoria ha vinto del tutto, e nessuna è stata semplicemente smentita. Il quadro che emerge è un'integrazione: il cervello impara dalla statistica dell'esperienza, ma ne estrae strutture; prevede, ma dentro unità sintattiche; impara da persone, con cui condivide attenzione e scopi. Resta aperta la domanda più profonda: da dove viene il significato? È il tema del prossimo capitolo.

Si dice«I bambini imparano a parlare imitando gli adulti.»

In realtàL'imitazione conta, ma i bambini fanno molto di più: estraggono regole e le applicano a casi nuovi, con errori rivelatori come «ho aprito» o, in cinese, 一个马 al posto di 一匹马.nota 14 Ed esistono casi in cui i bambini creano strutture che nessun adulto ha insegnato loro, come nella lingua dei segni nicaraguense, nata negli anni Ottanta.nota 24

In pratica

Che cosa cambia per chi impara

  • Sbagliare per eccesso di regola è un buon segno: vuol dire che stai generalizzando. Il passo successivo è imparare le eccezioni.
  • Ascolta molto, e ascolta frasi intere: la statistica della lingua il cervello la raccoglie da solo, se gliela offri.
  • Allenati a prevedere: mentre ascolti o leggi, prova a indovinare la parola successiva. È esattamente ciò che fa un cervello esperto.
  • Parla con qualcuno: la sincronizzazione con un interlocutore fa parte del capire, e nessuna registrazione la sostituisce.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Perché la teoria di Skinner non bastava a spiegare il linguaggio dei bambini?

    Mostra la risposta

    Perché i bambini producono frasi e forme che non hanno mai sentito. Forme come goed o «ho aprito» non si possono imitare: i bambini le costruiscono applicando regole estratte da soli.

  2. Che cosa faceva la rete di Jeffrey Elman del 1990?

    Mostra la risposta

    Prevedeva la parola successiva e scopriva da sola categorie come nomi e verbi. È un antenato diretto dei modelli linguistici di oggi, che si addestrano con lo stesso compito su una scala enormemente più grande.

  3. Che cosa hanno mostrato Zou, Poeppel e Ding nel 2026?

    Mostra la risposta

    Che il cervello prevede le parole tenendo conto dei confini dei costituenti. Previsione e struttura non sono rivali: il cervello prevede, ma dentro i sintagmi.

Per andare a fondo

  • Libro

    Steven Pinker, L'istinto del linguaggio, Mondadori, 1997. La versione più brillante dell'idea di una grammatica innata.

  • Libro

    Michael Tomasello, Constructing a Language, Harvard University Press, 2003. La risposta della linguistica dell'uso: come i bambini costruiscono la grammatica.

  • Libro

    Andy Clark, Surfing Uncertainty, Oxford University Press, 2016. Il cervello come macchina predittiva, dalla percezione all'azione.

  • Libro

    György Buzsáki, The Brain from Inside Out, Oxford University Press, 2019. Il cervello che genera i propri ritmi.

Bibliografia di questo capitolo 27 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Lunyu (Dialoghi) Lunyu 论语 [Dialoghi di Confucio]. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Lunyu yizhu 论语译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Trad. it. Tiziana Lippiello, Confucio. Dialoghi, Torino, Einaudi, 2003.

Studi

  • Bever 1970 Bever, Thomas G. 1970. «The Cognitive Basis for Linguistic Structures». In John R. Hayes (a cura di), Cognition and the Development of Language. New York, Wiley.
  • Buzsáki 2006 Buzsáki, György. 2006. Rhythms of the Brain. New York, Oxford University Press.
  • Buzsáki 2019 Buzsáki, György. 2019. The Brain from Inside Out. New York, Oxford University Press.
  • Bybee 2010 Bybee, Joan. 2010. Language, Usage and Cognition. Cambridge, Cambridge University Press.
  • Chomsky 1957 Chomsky, Noam. 1957. Syntactic Structures. L'Aia, Mouton. Trad. it. Le strutture della sintassi, Roma-Bari, Laterza, 1970.
  • Chomsky 1959 Chomsky, Noam. 1959. «A Review of B. F. Skinner's Verbal Behavior». Language 35 (1): 26–58. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Clark 2013 Clark, Andy. 2013. «Whatever Next? Predictive Brains, Situated Agents, and the Future of Cognitive Science». Behavioral and Brain Sciences 36 (3): 181–204. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Clark 2016 Clark, Andy. 2016. Surfing Uncertainty: Prediction, Action, and the Embodied Mind. New York, Oxford University Press.
  • Ding et al. 2016 Ding, Nai, Lucia Melloni, Hang Zhang, Xing Tian e David Poeppel. 2016. «Cortical Tracking of Hierarchical Linguistic Structures in Connected Speech». Nature Neuroscience 19 (1): 158–164. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Elman 1990 Elman, Jeffrey L. 1990. «Finding Structure in Time». Cognitive Science 14 (2): 179–211. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Elman et al. 1996 Elman, Jeffrey L., et al. 1996. Rethinking Innateness: A Connectionist Perspective on Development. Cambridge (MA), MIT Press.
  • Erbaugh 1986 Erbaugh, Mary S. 1986. «Taking Stock: The Development of Chinese Noun Classifiers Historically and in Young Children». In Colette Craig (a cura di), Noun Classes and Categorization, 399–436. Amsterdam, John Benjamins.
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  • Rumelhart e McClelland 1986 Rumelhart, David E., James L. McClelland e PDP Research Group. 1986. Parallel Distributed Processing: Explorations in the Microstructure of Cognition. 2 voll. Cambridge (MA), MIT Press.
  • Senghas, Kita e Özyürek 2004 Senghas, Ann, Sotaro Kita e Aslı Özyürek. 2004. «Children Creating Core Properties of Language: Evidence from an Emerging Sign Language in Nicaragua». Science 305 (5691): 1779–1782. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Seth 2021 Seth, Anil. 2021. Being You: A New Science of Consciousness. Londra, Faber & Faber.
  • Skinner 1957 Skinner, B. F. 1957. Verbal Behavior. New York, Appleton-Century-Crofts.
  • Stephens, Silbert e Hasson 2010 Stephens, Greg J., Lauren J. Silbert e Uri Hasson. 2010. «Speaker–Listener Neural Coupling Underlies Successful Communication». PNAS 107 (32): 14425–14430. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Tanenhaus et al. 1995 Tanenhaus, Michael K., Michael J. Spivey-Knowlton, Kathleen M. Eberhard e Julie C. Sedivy. 1995. «Integration of Visual and Linguistic Information in Spoken Language Comprehension». Science 268 (5217): 1632–1634. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Tomasello 2003 Tomasello, Michael. 2003. Constructing a Language: A Usage-Based Theory of Language Acquisition. Cambridge (MA), Harvard University Press.
  • Zou, Poeppel e Ding 2026 Zou, Jiajie, David Poeppel e Nai Ding. 2026. «Constituent-Constrained Word Prediction During Language Comprehension». Nature Neuroscience 29: 1498–1509. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Testi a cura di Simon Luo Wei, su studi pubblicati in riviste scientifiche internazionali e su meta-analisi; dati e collegamenti controllati a ottobre 2026.

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