Che cos'è il linguaggio · Capitolo 1 di 5
史 shǐ La storia
Una storia del linguaggio umano
Il linguaggio è stato inventato un giorno? E perché le lingue non smettono mai di cambiare?
Le parole non lasciano fossili. Eppure, mettendo insieme archeologia, genetica, linguistica storica e qualche esperimento sorprendente, si può raccontare una storia del linguaggio onesta: con ciò che sappiamo, ciò che possiamo ragionevolmente supporre e ciò che, probabilmente, non sapremo mai.
In breve
- Non c'è stato un giorno in cui il linguaggio è stato inventato: è più probabile che sia il risultato di capacità diverse, biologiche e sociali, maturate insieme in un tempo lungo.
- Ogni generazione reimpara la propria lingua e, reimparandola, la cambia: stabilità e cambiamento nascono dallo stesso processo.
- Le lingue si dividono in famiglie seguendo migrazioni, agricoltura e commerci; ma la storia delle lingue non coincide con quella dei geni.
- La scrittura, nata almeno quattro volte in modo indipendente, ha fatto uscire la lingua dal corpo e l'ha resa l'infrastruttura delle società complesse.
Le parole non lasciano fossili
Il problema delle origini del linguaggio è anzitutto un problema di prove. L'archeologia ritrova ossa, strumenti, pigmenti, ornamenti, tracce di abitazioni; non può ritrovare una frase pronunciata centomila anni fa. Possiamo studiare le condizioni biologiche e cognitive che rendono possibile il linguaggio, ma non sappiamo dove e quando sia comparsa la prima lingua umana completa.
Per questo ogni racconto che pretenda di sapere in quale anno l'umanità abbia «inventato» il linguaggio, o se le prime parole fossero nomi o verbi, va oltre ciò che le prove permettono. Sono domande legittime, ma per ora senza risposta. Quello che si può fare è ricostruire le condizioni, e osservare come le lingue nascono e cambiano oggi.
Prima delle parole: corpi che comunicano
Il linguaggio non è comparso in un mondo muto. Molti animali comunicano con suoni, posture, odori. I cercopitechi del Kenya, per esempio, hanno richiami d'allarme diversi per il leopardo, l'aquila e il serpente, e chi li sente reagisce nel modo giusto: sale sugli alberi, guarda in alto, scruta l'erba.nota 1
La distanza dal linguaggio umano resta però grande. Con una lingua possiamo parlare di ciò che non è presente, del passato e del futuro, di cose che non esistono; possiamo incastrare frasi dentro altre frasi e combinare un numero limitato di elementi in un numero praticamente illimitato di messaggi nuovi. Nel 2002 Marc Hauser, Noam Chomsky e Tecumseh Fitch hanno proposto di distinguere le molte capacità che il linguaggio condivide con altre specie da un nucleo forse esclusivamente umano, la ricorsione;nota 2 Michael Tomasello ha sottolineato invece la capacità, tipicamente umana, di condividere con gli altri attenzione e intenzioni.nota 3 Le due prospettive non si escludono.
Si pensi alla differenza tra un grido d'allarme e una frase come «ieri nel bosco c'era un lupo: domani non passare di lì». La seconda contiene un tempo, un luogo, un consiglio, un futuro ipotetico, e chiede a chi ascolta di costruire una situazione che non vede. E due frasi fatte delle stesse parole, «il lupo insegue il bambino» e «il bambino insegue il lupo», descrivono eventi opposti: una lingua deve offrire indizi per distinguere chi fa che cosa a chi.
Tracce simboliche
Le prove indirette più antiche di un pensiero simbolico vengono dall'Africa. Nella grotta di Blombos, in Sudafrica, sono stati trovati pezzi di ocra incisi con motivi geometrici, datati a circa 77.000 anni fa,nota 4 e un frammento di roccia con un disegno a ocra di circa 73.000 anni fa.nota 5 Sono segni fatti per essere guardati, forse per significare qualcosa.
Bisogna però evitare un salto logico: un motivo inciso non è una lingua, e uno strumento complesso non dice con quali parole fosse spiegato. Gli indizi spostano le probabilità, non ricostruiscono una grammatica. Il dibattito sull'antichità del linguaggio resta aperto: c'è chi pensa a una comparsa relativamente recente, con l'uomo moderno, e chi, come Dan Dediu e Stephen Levinson, ritiene probabile che capacità linguistiche moderne esistessero già nell'antenato comune con i Neandertal, mezzo milione di anni fa.nota 6 Anche la genetica invita alla prudenza: il gene FOXP2, a lungo chiamato «il gene del linguaggio», è importante per il controllo dei movimenti del parlato, ma un'analisi del 2018 su popolazioni umane diverse non ha trovato le tracce di una selezione recente che ne farebbero la chiave dell'origine del linguaggio.nota 7
Biologia e cultura: due orologi diversi
Per Simon Kirby, dell'Università di Edimburgo, la struttura delle lingue nasce dall'interazione di tre processi dai tempi diversissimi: l'evoluzione biologica, che in centinaia di migliaia di anni ha preparato un cervello capace di imparare; l'apprendimento individuale, che dura un'infanzia; la trasmissione culturale, che in poche generazioni può dare forma a una grammatica.nota 8 La biologia rende possibile il linguaggio; la cultura gli dà le forme.
Lo studio
Una lingua che nasce sotto i nostri occhi
Alla fine degli anni Settanta, in Nicaragua, le prime scuole per sordi riunirono bambini cresciuti fino ad allora isolati, ciascuno con pochi gesti inventati in famiglia. Dai loro scambi nacque in pochi anni una lingua nuova, la lingua dei segni nicaraguense. Gli studiosi ne hanno potuto seguire la nascita: ogni nuova generazione di bambini la rendeva più sistematica, con una grammatica dello spazio e una scomposizione dei movimenti in unità combinabili che i primi segnanti non avevano.nota 9
Il limite. Una lingua nata nel Novecento, tra bambini dotati di un cervello umano moderno: mostra come la cultura costruisce una grammatica, non come sia comparsa la capacità di linguaggio.
Ogni bambino reimpara la lingua, e la cambia
Nessun bambino nasce con le parole e la grammatica della propria comunità. Nasce con un cervello capace di impararle, e impara quella che sente: un bambino di genitori cinesi cresciuto a Firenze parlerà l'italiano come un fiorentino. Ma l'apprendimento non è una copia. Ogni generazione ricostruisce la lingua a partire da ciò che sente, la usa in situazioni nuove, la piega a esigenze nuove; i cambiamenti che si diffondono diventano, col tempo, la norma.
Il cinese ne è un esempio eloquente. Il cinese di Confucio non è quello di oggi: i suoni, le parole e la grammatica sono cambiati profondamente.nota 10 Il cinese medievale aveva sillabe che terminavano in -p, -t, -k, conservate ancora oggi nel cantonese: «dieci», 十, si dice sap a Hong Kong e shí a Pechino.nota 11 La lingua resta riconoscibile e cambia senza sosta, per la stessa ragione: ogni generazione la impara di nuovo.
Famiglie di lingue, migrazioni di popoli
Quando gruppi che parlano la stessa lingua si separano e smettono di frequentarsi, i loro cambiamenti si accumulano in direzioni diverse: dopo qualche secolo i dialetti non si capiscono più, dopo qualche millennio sono lingue distinte. Così nascono le famiglie linguistiche.
- Le lingue indoeuropee, dal sanscrito al latino, dal greco all'inglese, al russo, al persiano, all'hindi, discendono da un antenato comune ricostruito con il metodo comparativo. Un'analisi del 2023 su oltre 160 lingue ne colloca l'origine intorno a 8.100 anni fa, con un modello «ibrido» che concilia le ipotesi rivali.nota 12
- Le lingue bantu si sono diffuse da circa 6.000–4.000 anni fa dall'Africa occidentale fino al sud del continente; uno studio genetico del 2024 su oltre 1.700 persone ne ha ricostruito i percorsi e gli incontri con le popolazioni locali.nota 13
- Le lingue austronesiane, da Taiwan alla Polinesia fino al Madagascar, hanno seguito l'espansione dei navigatori del Pacifico: un'analisi di 400 lingue ne colloca l'inizio a Taiwan circa 5.200 anni fa, con fasi di espansione e di pausa.nota 14
- Le lingue sino-tibetane, la famiglia del cinese, avrebbero avuto origine nella Cina settentrionale tra 7.200 e 5.900 anni fa circa, secondo due studi indipendenti del 2019, forse tra i coltivatori di miglio del Neolitico.nota 15
Le date sono stime di modelli statistici, non certezze, e una precisazione è d'obbligo: lingue, popoli e geni non viaggiano sempre insieme. Un popolo può cambiare lingua per ragioni di commercio, di matrimonio, di prestigio o di potere; persone dello stesso patrimonio genetico possono parlare lingue diverse. Per questo non si può disegnare un unico albero che riconduca tutte le lingue del mondo a un antenato ricostruibile: il metodo comparativo perde affidabilità oltre qualche millennio. Oggi Glottolog, il catalogo scientifico delle lingue del mondo, conta 7.674 lingue parlate come lingua madre e 227 lingue dei segni, raggruppate in 246 famiglie e 183 lingue isolate.nota 16 Moltissime altre sono scomparse senza lasciare traccia.
Il tempo profondo centinaia di migliaia di anni
Circa 500.000 anni fa
L'antenato comune di Homo sapiens e dei Neandertal. Per alcuni studiosi possedeva già capacità linguistiche moderne: l'ipotesi è discussa.
Circa 300.000 anni fa
I più antichi resti attribuiti a Homo sapiens, a Jebel Irhoud, in Marocco.
Circa 77.000 anni fa
Ocra incisa con motivi geometrici nella grotta di Blombos, in Sudafrica: un comportamento simbolico.
Le famiglie di lingue migliaia di anni, stime di modelli
Circa 8.100 anni fa
L'antenato delle lingue indoeuropee, dal sanscrito all'inglese.
Tra 7.200 e 5.900 anni fa
L'origine delle lingue sino-tibetane, la famiglia del cinese, nella Cina settentrionale.
Circa 5.200 anni fa
Da Taiwan comincia l'espansione delle lingue austronesiane, fino alla Polinesia e al Madagascar.
La storia scritta dalle prime tavolette a oggi
Intorno al 3200 a.C.
Le tavolette di Uruk, in Mesopotamia: la scrittura nasce come contabilità.
Intorno al 1250 a.C.
Le ossa oracolari della dinastia Shang: la scrittura cinese, da allora mai interrotta.
Dalla fine degli anni Settanta
In Nicaragua nasce, tra bambini sordi, una lingua dei segni nuova.
Dal 2017
Il Transformer, l'architettura dei grandi modelli linguistici.
Oggi
7.674 lingue parlate come lingua madre e 227 lingue dei segni, in 246 famiglie e 183 lingue isolate.
La scrittura: la lingua esce dal corpo
Per decine di migliaia di anni le lingue sono vissute soltanto nella voce e nei gesti, e svanivano alla fine di ogni conversazione. Intorno al 3200 a.C., in Mesopotamia, compaiono le prime tavolette d'argilla con segni incisi: registri di orzo, di bestiame, di razioni, cioè contabilità.nota 17 Soltanto con il tempo quei segni diventano capaci di registrare la lingua parlata in tutta la sua ampiezza: nomi, azioni, racconti, leggi, preghiere.
La scrittura è stata inventata almeno quattro volte in modo indipendente: in Mesopotamia, in Egitto, in Cina e in Mesoamerica.nota 18 In Cina le iscrizioni più antiche che conosciamo come sistema compiuto sono quelle sulle ossa oracolari della dinastia Shang, intorno al 1250 a.C.:nota 19 domande agli antenati su raccolti, guerre, malattie e parti. Da allora la scrittura cinese non si è mai interrotta, ed è considerata il più antico sistema di scrittura ancora in uso.
Non esiste una sola strada della scrittura, né una gerarchia tra scritture «primitive» ed «evolute». I caratteri cinesi rappresentano soprattutto morfemi, cioè unità di significato che corrispondono quasi sempre a una sillaba; gli alfabeti rappresentano i singoli suoni; i sillabari, come i kana giapponesi, le sillabe; la scrittura maya combinava segni-parola e segni-sillaba.nota 20 Ogni sistema è adatto alla lingua che scrive e alla storia che lo ha prodotto.
La scrittura cambia anche la società. Un contratto sopravvive a chi lo ha firmato, una legge si applica lontano da chi l'ha scritta, una comunità conserva memoria di sé e pianifica il futuro. Ma nasce anche una disuguaglianza nuova, tra chi sa leggere e scrivere e chi no. Da quel momento il linguaggio non è più soltanto uno strumento di comunicazione: è l'infrastruttura delle società complesse.
Nel cinese
昔者苍颉作书,而天雨粟,鬼夜哭
xī zhě Cāng Jié zuò shū, ér tiān yǔ sù, guǐ yè kū · quando Cang Jie inventò la scrittura, il cielo fece piovere miglio e i demoni piansero nella notte
La tradizione attribuisce l'invenzione dei caratteri a Cang Jie, storiografo dell'Imperatore Giallo, che li avrebbe tratti dalle orme degli uccelli e degli animali. Il Huainanzi, del II secolo a.C., racconta che in quel momento il cielo fece piovere miglio e gli spiriti piansero nella notte:nota 21 come se l'universo avesse capito che, con la scrittura, gli esseri umani acquistavano un potere nuovo. È un mito, non una cronaca; ma coglie una verità che gli storici confermano.
Che cosa resta
Se le forme cambiano sempre, che cosa resta? Non un insieme di regole grammaticali eterne: le lingue del mondo sono troppo diverse perché un elenco del genere regga. Restano le condizioni che ogni lingua deve soddisfare: un cervello che impara e prevede, corpi che si orientano nello stesso mondo, persone che condividono attenzione e intenzioni, una comunità che trasmette ciò che ha imparato. Sono queste costanti a spiegare perché le lingue cambino senza mai smettere di funzionare.
Oggi si aggiunge un capitolo nuovo: macchine che imparano il linguaggio dai testi scritti dell'umanità. Ne parliamo in Macchine che parlano.
Si dice«Esistono lingue primitive, più semplici delle nostre.»
In realtàNon esistono. Ogni lingua conosciuta, parlata da una grande nazione o da un villaggio di poche centinaia di persone, è un sistema completo, capace di dire tutto ciò che la sua comunità ha bisogno di dire; le lingue sono complesse in modi diversi, non più o meno complesse in assoluto. Edward Sapir lo disse nel 1921 con un'immagine rimasta celebre: quanto a forma linguistica, Platone cammina accanto al porcaro macedone, e Confucio accanto ai cacciatori delle colline dell'Assam.nota 22
In pratica
Che cosa cambia per chi impara
- Il cinese che studi è una tappa di una storia lunga. Molti «capricci» della lingua, come parole che oggi suonano uguali ma si scrivono in modo diverso, sono tracce di suoni antichi scomparsi.
- Non esistono lingue più logiche o più primitive. Il cinese non è più semplice perché non coniuga i verbi, né più difficile perché ha i toni: è complesso in modi diversi dall'italiano.
- Leggere i caratteri è leggere la storia. Molti contengono ancora le immagini da cui sono nati: è il principio del nostro DNA dei caratteri.
Mettiti alla prova 3 domande
Che cosa dimostrano le ocre incise della grotta di Blombos?
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Che esisteva un comportamento simbolico, senza dirci quale lingua si parlasse. Un segno inciso indica un pensiero simbolico, ma non ricostruisce le parole né la grammatica di chi lo ha tracciato.
Perché la lingua dei segni nicaraguense interessa tanto i linguisti?
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Perché si è potuta osservare la nascita di una grammatica in poche generazioni di bambini. È il caso più vicino all'osservazione diretta di una lingua che nasce: ogni nuova generazione di bambini la rendeva più sistematica.
Quante volte, almeno, la scrittura è stata inventata in modo indipendente?
Mostra la risposta
Almeno quattro: Mesopotamia, Egitto, Cina, Mesoamerica. La scrittura cinese è una delle invenzioni indipendenti, ed è considerata il più antico sistema di scrittura ancora in uso.
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Per andare a fondo
- Libro
Michael Tomasello, Le origini della comunicazione umana, Raffaello Cortina, 2009. Dalle intenzioni condivise al linguaggio: perché la comunicazione umana è unica.
- Libro
Christine Kenneally, The First Word: The Search for the Origins of Language, Viking, 2007. Il racconto giornalistico, rigoroso, della ricerca sulle origini del linguaggio.
- Catalogo
Glottolog, Glottolog 5.3 (si apre in una nuova scheda), Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, 2026. Il catalogo scientifico delle lingue del mondo, con famiglie e bibliografie.
Note
- Seyfarth, Cheney e Marler 1980. Lo studio fu condotto sui cercopitechi verdi del parco nazionale di Amboseli.
- Hauser, Chomsky e Fitch 2002.
- Tomasello et al. 2005.
- Henshilwood et al. 2002.
- Henshilwood et al. 2018.
- Dediu e Levinson 2013.
- Atkinson et al. 2018.
- Kirby 2017.
- Senghas, Kita e Özyürek 2004. Si veda anche Senghas e Coppola 2001.
- Baxter e Sagart 2014. Sulla ricostruzione dei suoni del cinese antico.
- Norman 1988. Sulla storia dei suoni del cinese e sui dialetti meridionali, che conservano le antiche consonanti finali.
- Heggarty et al. 2023. Il modello colloca l'origine a sud del Caucaso, con una successiva espansione dalle steppe.
- Fortes-Lima et al. 2024. 1.763 persone genotipizzate, di cui 1.526 di lingua bantu, e 12 genomi antichi dell'età del Ferro.
- Gray, Drummond e Greenhill 2009.
- Zhang et al. 2019. Circa 5.900 anni fa; per una stima di circa 7.200 anni fa, Sagart et al. 2019.
- Glottolog 5.3. Dati della versione 5.3, del marzo 2026. Il numero dipende da come si distinguono le lingue dai dialetti.
- Woods 2010. Le tavolette protocuneiformi di Uruk risalgono al 3300–3000 a.C. circa.
- Houston 2004. Sulla scrittura egizia l'indipendenza dalla Mesopotamia è ancora discussa; per Cina e Mesoamerica è comunemente accettata.
- Keightley 1978. Le iscrizioni oracolari più antiche risalgono al regno di Wu Ding, intorno al 1250 a.C.
- DeFrancis 1989.
- Huainanzi, cap. 8. Il racconto delle orme degli uccelli è nella postfazione dello Shuowen jiezi di Xu Shen, intorno al 100 d.C.
- Sapir 1921. Cap. 10. L'originale usa espressioni del suo tempo che oggi suonano offensive: qui ne diamo il senso.
- Hublin et al. 2017. I fossili di Jebel Irhoud, in Marocco, datati a circa 300.000 anni fa.
Bibliografia di questo capitolo 25 opere e fonti citate
Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.
Testi classici e documenti storici
- Huainanzi, cap. 8 Huainanzi 淮南子, cap. 8, «Benjing xun» 本经训 [Sul fondamento dei canoni], II secolo a.C. Ed. He Ning 何宁, Huainanzi jishi 淮南子集释, Pechino, Zhonghua shuju, 1998.
Studi
- Atkinson et al. 2018 Atkinson, Elizabeth Grace, et al. 2018. «No Evidence for Recent Selection at FOXP2 Among Diverse Human Populations». Cell 174 (6): 1424–1435. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Baxter e Sagart 2014 Baxter, William H., e Laurent Sagart. 2014. Old Chinese: A New Reconstruction. New York, Oxford University Press.
- Dediu e Levinson 2013 Dediu, Dan, e Stephen C. Levinson. 2013. «On the Antiquity of Language: The Reinterpretation of Neandertal Linguistic Capacities and Its Consequences». Frontiers in Psychology 4: 397. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- DeFrancis 1989 DeFrancis, John. 1989. Visible Speech: The Diverse Oneness of Writing Systems. Honolulu, University of Hawaii Press.
- Fortes-Lima et al. 2024 Fortes-Lima, Cesar A., et al. (ultima autrice Carina M. Schlebusch). 2024. «The Genetic Legacy of the Expansion of Bantu-Speaking Peoples in Africa». Nature 625 (7995): 540–547. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Gray, Drummond e Greenhill 2009 Gray, Russell D., Alexei J. Drummond e Simon J. Greenhill. 2009. «Language Phylogenies Reveal Expansion Pulses and Pauses in Pacific Settlement». Science 323 (5913): 479–483. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Hauser, Chomsky e Fitch 2002 Hauser, Marc D., Noam Chomsky e W. Tecumseh Fitch. 2002. «The Faculty of Language: What Is It, Who Has It, and How Did It Evolve?». Science 298 (5598): 1569–1579. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Heggarty et al. 2023 Heggarty, Paul, et al. 2023. «Language Trees with Sampled Ancestors Support a Hybrid Model for the Origin of Indo-European Languages». Science 381 (6656): eabg0818. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Henshilwood et al. 2002 Henshilwood, Christopher S., et al. 2002. «Emergence of Modern Human Behavior: Middle Stone Age Engravings from South Africa». Science 295 (5558): 1278–1280. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Henshilwood et al. 2018 Henshilwood, Christopher S., et al. 2018. «An Abstract Drawing from the 73,000-Year-Old Levels at Blombos Cave, South Africa». Nature 562: 115–118. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Houston 2004 Houston, Stephen D. (a cura di). 2004. The First Writing: Script Invention as History and Process. Cambridge, Cambridge University Press.
- Hublin et al. 2017 Hublin, Jean-Jacques, et al. 2017. «New Fossils from Jebel Irhoud, Morocco and the Pan-African Origin of Homo sapiens». Nature 546: 289–292. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Keightley 1978 Keightley, David N. 1978. Sources of Shang History: The Oracle-Bone Inscriptions of Bronze Age China. Berkeley, University of California Press.
- Kirby 2017 Kirby, Simon. 2017. «Culture and Biology in the Origins of Linguistic Structure». Psychonomic Bulletin & Review 24 (1): 118–137. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Norman 1988 Norman, Jerry. 1988. Chinese. Cambridge, Cambridge University Press.
- Sagart et al. 2019 Sagart, Laurent, et al. 2019. «Dated Language Phylogenies Shed Light on the Ancestry of Sino-Tibetan». PNAS 116 (21): 10317–10322. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Sapir 1921 Sapir, Edward. 1921. Language: An Introduction to the Study of Speech. New York, Harcourt, Brace. Trad. it. Il linguaggio, Torino, Einaudi, 1969.
- Senghas e Coppola 2001 Senghas, Ann, e Marie Coppola. 2001. «Children Creating Language: How Nicaraguan Sign Language Acquired a Spatial Grammar». Psychological Science 12 (4): 323–328. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Senghas, Kita e Özyürek 2004 Senghas, Ann, Sotaro Kita e Aslı Özyürek. 2004. «Children Creating Core Properties of Language: Evidence from an Emerging Sign Language in Nicaragua». Science 305 (5691): 1779–1782. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Seyfarth, Cheney e Marler 1980 Seyfarth, Robert M., Dorothy L. Cheney e Peter Marler. 1980. «Monkey Responses to Three Different Alarm Calls: Evidence of Predator Classification and Semantic Communication». Science 210 (4471): 801–803. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Tomasello et al. 2005 Tomasello, Michael, Malinda Carpenter, Josep Call, Tanya Behne e Henrike Moll. 2005. «Understanding and Sharing Intentions: The Origins of Cultural Cognition». Behavioral and Brain Sciences 28 (5): 675–691. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Woods 2010 Woods, Christopher (a cura di). 2010. Visible Language: Inventions of Writing in the Ancient Middle East and Beyond. Chicago, Oriental Institute of the University of Chicago.
- Zhang et al. 2019 Zhang, Menghan, Shi Yan, Wuyun Pan e Li Jin. 2019. «Phylogenetic Evidence for Sino-Tibetan Origin in Northern China in the Late Neolithic». Nature 569: 112–115. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
Dati, rapporti e documenti ufficiali
- Glottolog 5.3 Hammarström, Harald, Robert Forkel, Martin Haspelmath e Sebastian Bank. 2026. Glottolog 5.3. Lipsia, Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. Statistiche del catalogo consultate a ottobre 2026. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
Testi a cura di Simon Luo Wei, su studi pubblicati in riviste scientifiche internazionali e su meta-analisi; dati e collegamenti controllati a ottobre 2026.
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Sei in questa sezione
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5 capitoli. Le origini, settemila lingue, settant'anni di teorie, da dove viene il significato, che cosa insegnano i grandi modelli linguistici.
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