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Intelligenza artigianaleCinese online con Simon Luo Wei

Che cos'è il linguaggio · Capitolo 5 di 5

机器 jīqì Le macchine

Macchine che parlano

Un sistema che prevede la parola successiva può capire il linguaggio?

Nessuno ha scritto ai grandi modelli linguistici le regole della grammatica, eppure scrivono, traducono, riassumono, discutono. È il fatto nuovo più importante per le scienze del linguaggio da decenni: obbliga a ripensare che cosa serva per imparare una lingua, e che cosa voglia dire capirla.

In breve

  1. I modelli linguistici imparano prevedendo la parola successiva su quantità enormi di testo; da questo compito semplice emergono strutture sintattiche e semantiche complesse.
  2. Sono la prova che la statistica può arrivare molto lontano, non un modello di come imparano i bambini, che usano da mille a centomila volte meno parole.
  3. Le loro rappresentazioni predicono in parte l'attività del cervello che ascolta, e sono diventate strumenti per studiarlo; ma somiglianza non è identità.
  4. Eccellono nella competenza formale della lingua e sono più incostanti in quella funzionale: ragionare, conoscere il mondo, capire le persone. Che cosa manchi per «capire» è una questione aperta.

Una scommessa vinta dalla statistica

L'idea di prevedere le parole è vecchia quanto la teoria dell'informazione. Nel 1951 Claude Shannon chiedeva a persone in carne e ossa di indovinare, lettera dopo lettera, un testo inglese, per misurare quanto la lingua sia prevedibile.nota 1 Nel 1990 Jeffrey Elman addestrava una piccola rete a prevedere la parola successiva.nota 2 Nel 2017 un gruppo di Google ha proposto il Transformer, un'architettura basata sul meccanismo dell'attenzione, che permette a ogni parola di «guardare» tutte le altre del contesto e di pesarne l'importanza.nota 3 Su questa architettura sono costruiti i grandi modelli linguistici di oggi.

Il loro compito di base resta semplice: data una sequenza di testo, prevederne il frammento successivo. Ma addestrati su migliaia di miliardi di parole, con miliardi di parametri, questi modelli sviluppano capacità che nessuno ha programmato: rispettano gli accordi grammaticali anche a distanza,nota 4 codificano nella geometria delle loro rappresentazioni la struttura ad albero delle frasi,nota 5 passano da una lingua all'altra.

Che cosa cambia per le teorie

Per decenni una parte importante della linguistica ha sostenuto che una struttura complessa come la sintassi non potesse emergere dalla sola esperienza, senza principi innati. I modelli linguistici non chiudono il dibattito, ma ne cambiano i termini. Lo scienziato cognitivo Steven Piantadosi ha sostenuto nel 2023 che i modelli smentiscono l'approccio di Chomsky;nota 6 Chomsky e colleghi hanno risposto che un sistema capace di imparare con la stessa facilità lingue possibili e impossibili non spiega nulla del linguaggio umano.nota 7 Nel 2024 uno studio di Stanford ha messo alla prova proprio questa affermazione, inventando lingue «impossibili», con regole che nessuna lingua umana conosce: i modelli le imparavano con molta più fatica delle lingue naturali.nota 8

C'è però una differenza che nessuna delle due parti contesta: la quantità di dati. Un bambino di cinque anni ha sentito al massimo qualche decina di milioni di parole; un ventenne che legge molto, qualche centinaio di milioni. I modelli più grandi vengono addestrati su migliaia di miliardi di unità di testo: da mille a centomila volte di più.nota 9 I modelli dimostrano che la statistica può arrivare molto lontano; non dimostrano che i bambini imparino così.

  • Esseri umani

    • Un bambino di cinque anni fino a circa 60 milioni di parole ascoltate

      6 × 107

    • Un ventenne che legge molto tra 200 e 400 milioni di parole

      2–4 × 108

  • Modelli linguistici

    • GPT-3, 2020 circa 500 miliardi di token

      5 × 1011

    • Llama 3, 2024 oltre 15.000 miliardi di token

      1,5 × 1013

Figura Quante parole servono per imparare una lingua: bambini e modelli a confronto. La scala è logaritmica: ogni tacca vale dieci volte la precedente. Per i modelli si contano le unità di testo, o token, di poco più piccole di una parola.nota 9

Quando i modelli predicono il cervello

La sorpresa più grande è venuta dalle neuroscienze. Nel 2021 Martin Schrimpf e colleghi del MIT hanno confrontato decine di modelli linguistici con i dati cerebrali di persone che leggevano o ascoltavano: i modelli più bravi a prevedere la parola successiva erano anche quelli che predicevano meglio l'attività della rete del linguaggio.nota 10 Nel 2022 un gruppo di Princeton e di Google, registrando l'attività cerebrale di pazienti che ascoltavano un podcast, ha individuato tre principi comuni al cervello e ai modelli: entrambi prevedono di continuo la parola successiva, reagiscono alla sorpresa quando la parola arriva, e rappresentano ogni parola in funzione del contesto.nota 11

Le differenze sono altrettanto istruttive. Nel 2023 Charlotte Caucheteux, Alexandre Gramfort e Jean-Rémi King, di Meta e dell'École normale supérieure, hanno mostrato che il cervello prevede su distanze più lunghe e a più livelli dei modelli: aggiungere ai modelli previsioni a lungo raggio ne aumenta la somiglianza con il cervello.nota 12 Come abbiamo visto, il cervello sembra riassumere il contesto più che conservarlo tutto,nota 13 e organizza le previsioni secondo i costituenti della frase.nota 14

I modelli sono diventati anche strumenti di ricerca. Nel 2024 un gruppo del MIT ha usato un modello linguistico per scegliere, tra migliaia, le frasi capaci di attivare di più o di meno la rete del linguaggio, e ha verificato su persone vere che le previsioni funzionavano;nota 15 e nel 2026 i ricercatori di Harvard hanno usato le rappresentazioni dei modelli per mappare, neurone per neurone, la sintassi nel cervello umano.nota 16 Somiglianza, però, non è identità: un aereo e un uccello volano entrambi, obbedendo alle stesse leggi, senza essere la stessa cosa.

Prevedere non è ancora capire?

Kyle Mahowald, Anna Ivanova, Evelina Fedorenko e colleghi hanno proposto nel 2024 una distinzione utile: la competenza formale in una lingua, cioè conoscerne le regole e le regolarità, e la competenza funzionale, cioè usarla per ragionare, per conoscere il mondo, per interagire con le persone. Nel cervello umano le due poggiano su sistemi in parte diversi: la rete del linguaggio per la prima, le reti del ragionamento e della cognizione sociale per la seconda. I modelli linguistici hanno raggiunto una competenza formale notevolissima; quella funzionale è più incostante.nota 17

Su che cosa manchi, le opinioni divergono. Per alcuni manca il radicamento nel mondo: un sistema addestrato sulla sola forma non può arrivare al significato, come sostengono Emily Bender e Alexander Koller con il loro polpo,nota 18 e con le colleghe e i colleghi che hanno parlato di «pappagalli stocastici».nota 19 Per altri, rappresentazioni del mondo possono emergere anche dalla sola forma, come mostra il caso della scacchiera di Othello,nota 20 e i modelli che vedono immagini e sentono suoni riducono la distanza. È una questione aperta, non una partita chiusa: ed è la stessa che Searle e Harnad, nel capitolo sul significato, ponevano parlando di cinese.

Nel cinese

鹦鹉学舌

yīngwǔ xué shé · il pappagallo impara a parlare

In cinese si dice così di chi ripete le parole altrui senza capirle. L'immagine è curiosamente vicina a quella dei «pappagalli stocastici» con cui alcuni critici descrivono i modelli linguistici. Ma un modello non ripete frasi memorizzate: calcola, a partire da ciò che ha imparato, distribuzioni di probabilità sulle parole possibili, e produce frasi nuove; anche se, a volte, può restituire alla lettera brani dei testi su cui è stato addestrato.nota 21 Né pappagallo, né persona: un oggetto nuovo, che chiede concetti nuovi.

Che cosa ci insegnano su di noi

I modelli linguistici hanno mostrato quanta struttura sia nascosta nella statistica delle lingue: molta più di quanta immaginassero i sostenitori delle regole innate. Ma mettono in luce, per contrasto, ciò che rende speciale l'apprendimento umano: impariamo con pochissimi dati, impariamo da persone con cui condividiamo attenzione e scopi, impariamo con un corpo che ha bisogni, e impariamo le parole mentre impariamo il mondo. Un bambino non legge l'intera rete per imparare a parlare: gioca, guarda, chiede, sbaglia.

Per chi studia una lingua la lezione è doppia. Da un lato, gli assistenti basati su questi modelli sono interlocutori, correttori ed esaminatori formidabili, se li si usa bene. Dall'altro, ciò che rende una persona capace di una lingua, cioè un cervello trasformato dalla pratica, non si scarica da nessuna rete. Come usarli senza disimparare è il tema dell'ultimo capitolo della sezione La mente che impara.

Si dice«I modelli linguistici sono un dizionario gigante che copia frasi già scritte.»

In realtàNon conservano un archivio di frasi da cui pescare: rappresentano parole e contesti in spazi matematici e generano, parola dopo parola, testi nuovi in base alle probabilità apprese. Possono però memorizzare e riprodurre alla lettera alcuni passaggi dei testi di addestramento, soprattutto quelli ripetuti molte volte:nota 21 per questo le loro risposte vanno verificate, e le loro citazioni controllate.

In pratica

Che cosa cambia per chi impara

  • Usa i modelli come interlocutori al tuo livello: chiedi frasi brevi, una domanda alla volta, e correzioni che ti facciano riprovare.
  • Verifica sempre: i modelli scrivono un cinese spesso impeccabile, ma possono sbagliare con sicurezza un tono, un carattere, un fatto.
  • Non scambiare la fluidità per comprensione, né la loro né la tua: una risposta scorrevole non è per forza vera, e un testo letto non è un testo imparato.
  • Tieni per te il lavoro che ti cambia: ascoltare, ripetere, scrivere a mano, parlare con le persone.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Qual è il compito di base con cui vengono addestrati i grandi modelli linguistici?

    Mostra la risposta

    Prevedere il frammento di testo successivo. Dal solo compito di prevedere il seguito, su quantità enormi di testo, emergono capacità sintattiche e semantiche complesse.

  2. Che cosa hanno trovato Schrimpf e colleghi nel 2021?

    Mostra la risposta

    Che i modelli più bravi a prevedere la parola successiva predicono meglio l'attività della rete del linguaggio. Un risultato che lega previsione e linguaggio; ma la somiglianza non è identità.

  3. Che cosa distingue la competenza formale da quella funzionale, secondo Mahowald e colleghi?

    Mostra la risposta

    La prima riguarda regole e regolarità della lingua, la seconda il suo uso per ragionare, conoscere il mondo e interagire. I modelli eccellono nella prima e sono più incostanti nella seconda, che nel cervello umano poggia su reti diverse da quella del linguaggio.

Per andare a fondo

Bibliografia di questo capitolo 22 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Studi

  • Bender e Koller 2020 Bender, Emily M., e Alexander Koller. 2020. «Climbing Towards NLU: On Meaning, Form, and Understanding in the Age of Data». In Proceedings of the 58th Annual Meeting of the Association for Computational Linguistics, 5185–5198. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Bender et al. 2021 Bender, Emily M., Timnit Gebru, Angelina McMillan-Major e Shmargaret Shmitchell. 2021. «On the Dangers of Stochastic Parrots: Can Language Models Be Too Big?». In Proceedings of the 2021 ACM Conference on Fairness, Accountability, and Transparency, 610–623. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Cai et al. 2026 Cai, Jing, et al. (ultimo autore Ziv M. Williams). 2026. «Mapping the Neuronal Building Blocks of Human Language with Language Models». Nature 656 (8127): 425–433. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Carlini et al. 2021 Carlini, Nicholas, et al. 2021. «Extracting Training Data from Large Language Models». In Proceedings of the 30th USENIX Security Symposium, 2633–2650. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Caucheteux, Gramfort e King 2023 Caucheteux, Charlotte, Alexandre Gramfort e Jean-Rémi King. 2023. «Evidence of a Predictive Coding Hierarchy in the Human Brain Listening to Speech». Nature Human Behaviour 7 (3): 430–441. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Chomsky, Roberts e Watumull 2023 Chomsky, Noam, Ian Roberts e Jeffrey Watumull. 2023. «The False Promise of ChatGPT». The New York Times, 8 marzo 2023.
  • Elman 1990 Elman, Jeffrey L. 1990. «Finding Structure in Time». Cognitive Science 14 (2): 179–211. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Frank 2023 Frank, Michael C. 2023. «Bridging the Data Gap Between Children and Large Language Models». Trends in Cognitive Sciences 27 (11): 990–992. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Goldstein et al. 2022 Goldstein, Ariel, et al. (ultimo autore Uri Hasson). 2022. «Shared Computational Principles for Language Processing in Humans and Deep Language Models». Nature Neuroscience 25 (3): 369–380. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Hewitt e Manning 2019 Hewitt, John, e Christopher D. Manning. 2019. «A Structural Probe for Finding Syntax in Word Representations». In Proceedings of NAACL-HLT 2019, 4129–4138. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Kallini et al. 2024 Kallini, Julie, Isabel Papadimitriou, Richard Futrell, Kyle Mahowald e Christopher Potts. 2024. «Mission: Impossible Language Models». In Proceedings of the 62nd Annual Meeting of the Association for Computational Linguistics. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Li et al. 2023 Li, Kenneth, et al. 2023. «Emergent World Representations: Exploring a Sequence Model Trained on a Synthetic Task». In International Conference on Learning Representations (ICLR 2023). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Linzen, Dupoux e Goldberg 2016 Linzen, Tal, Emmanuel Dupoux e Yoav Goldberg. 2016. «Assessing the Ability of LSTMs to Learn Syntax-Sensitive Dependencies». Transactions of the Association for Computational Linguistics 4: 521–535. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Mahowald et al. 2024 Mahowald, Kyle, Anna A. Ivanova, Idan A. Blank, Nancy Kanwisher, Joshua B. Tenenbaum ed Evelina Fedorenko. 2024. «Dissociating Language and Thought in Large Language Models». Trends in Cognitive Sciences 28 (6): 517–540. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Piantadosi 2023 Piantadosi, Steven T. 2023. «Modern Language Models Refute Chomsky's Approach to Language». LingBuzz, lingbuzz/007180; versione rivista in From Fieldwork to Linguistic Theory: A Tribute to Dan Everett, Berlino, Language Science Press, 2024. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Schrimpf et al. 2021 Schrimpf, Martin, et al. (ultima autrice Evelina Fedorenko). 2021. «The Neural Architecture of Language: Integrative Modeling Converges on Predictive Processing». PNAS 118 (45): e2105646118. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Shannon 1951 Shannon, Claude E. 1951. «Prediction and Entropy of Printed English». Bell System Technical Journal 30 (1): 50–64. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Tikochinski et al. 2025 Tikochinski, Refael, Ariel Goldstein, Yoav Meiri, Uri Hasson e Roi Reichart. 2025. «Incremental Accumulation of Linguistic Context in Artificial and Biological Neural Networks». Nature Communications 16: 803. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Tuckute et al. 2024 Tuckute, Greta, et al. (ultima autrice Evelina Fedorenko). 2024. «Driving and Suppressing the Human Language Network Using Large Language Models». Nature Human Behaviour 8 (3): 544–561. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Vaswani et al. 2017 Vaswani, Ashish, et al. 2017. «Attention Is All You Need». In Advances in Neural Information Processing Systems 30 (NeurIPS 2017). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Zou, Poeppel e Ding 2026 Zou, Jiajie, David Poeppel e Nai Ding. 2026. «Constituent-Constrained Word Prediction During Language Comprehension». Nature Neuroscience 29: 1498–1509. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Dati, rapporti e documenti ufficiali

Testi a cura di Simon Luo Wei, su studi pubblicati in riviste scientifiche internazionali e su meta-analisi; dati e collegamenti controllati a ottobre 2026.

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